Lettera agli italiani

Dai primi degli anni ’90, fare business in Italia è diventato sempre più difficile. La globalizzazione e il capitalismo hanno cambiato il mondo. Un cambiamento molto veloce per alcuni versi, ma anche molto lento, ignorato da milioni di Italiani, che ha causato una moria di piccole e medie imprese in tutto il paese. Sempre più persone sono finite alle dipendenze delle multinazionali per compensi sempre più bassi e a condizioni sempre più precarie. Tutto questo ha causato una caduta vertiginosa del potere d’acquisto, della produttività e, quindi, dell’economia. Nel 2012 siamo arrivati vicinissimi alla recessione, da cui ci siamo salvati grazie alle banche tedesche, perché l’Italia, a differenza della Grecia, gioca un ruolo chiave nel funzionamento del sistema finanziario.

Il problema non è solo economico, ma di benessere in generale. Nell’era dell’informazione, al contrario di quello che si potrebbe pensare, il livello di preparazione delle gente è calato drammaticamente, e questo a causa delle “tonnellate” di notizie false e messaggi fuorvianti divulgati da falsi e sedicenti esperti che la massa accetta come veri esperti. Mala-educazione che sta causando sempre più mediocrità, sempre più incapacità di relazionarsi e di scambiare. Il risultato è stato una svalorizzazione degli scambi, non solo economici, che ha raggiunto livelli inammissibili, in ottica di sviluppo economico e di benessere sociale. Ma concentriamoci, per ora, sugli aspetti economici.

Questa mediocrità a livello popolare ha permesso a pochissimi di conquistare fette di mercato sempre più grandi e di arricchirsi sempre di più. Infatti, l’1% della popolazione mondiale possiede più del 50% della ricchezza totale della terra. Questo 1% sono gli oligarchi, o padroni del mondo, quelli che controllano l’informazione, il sistema scolastico, i mercati, la finanza e tutto quello che riguarda la vita di tutti noi. Pochi riescono a capire cosa significhi tutto questo e quelli che ci riescono sono i milionari che rientrano nel 10% della popolazione mondiale che possiede il 90% della ricchezza totale della terra e che si arricchiscono sempre di più ogni anno che passa. Il segreto del loro successo è saper riconoscere il valore ed investire per crearne sempre di più, a fini di sfruttamento del sistema finanziario.

Due classi sociali, le masse e l’élite, divisi in due mondi sempre più lontani fra loro, sia sotto l’aspetto economico, che del benessere a tutto tondo.

Continuando a parlare di distribuzione della ricchezza, lo squilibrio [12] fra l’economia delle masse e quella dell’élite ha raggiunto livelli molto drammatici, e il motivo di tutto questo va ricercato si, nel gioco sporco dello Stato e dei governi che agiscono contro l’interesse dei cittadini, delle imprese e dei lavoratori, ma soprattutto nell’ignoranza di troppe persone in materie economiche, finanziarie e imprenditoriali, oggi di fondamentale importanza per l’arricchimento economico e per il successo in generale.

I ricchi e i benestanti sono sempre meno e stanno sempre meglio, mentre la gente sta sempre peggio e i poveri aumentano sempre di più ogni anno che passa.

Viviamo in un mondo in cui non possiamo più accontentarci di poco, e questo è constatabile osservando l’andamento delle due economie, quella conseguente agli scambi di prodotti e servizi (crescita o economia vera) e quello del ritorno dagli investimenti, che si basa sul “gioco bancario” del credito e del debito. L’economia de ritorno dagli investimenti cresce sempre di più, mentre quella vera è in costante calo e non risalirà mai più.

“Non esistono più le mezze stagioni”. Ricchi sfondati o alla miseria.

Siamo vicinissimi ad un punto di non ritorno, otre il quale chi non sarà riuscito ad accumulare capitali sufficienti per entrare nell’economia del ritorno dagli investimenti, non potrà più farlo e dovrà adeguarsi ad un regime governativo di oppressione e di sfruttamento di una drammaticità inimmaginabile. George Orwell nel suo libro 1984 diceva che “Per capire come sarà il mondo nel XXI secolo, basterà immaginarsi uno scarpone sulla faccia di un uomo, per sempre”

Molto presto, libertà e prosperità saranno un lusso per pochissimi, per chi sa fare soldi sfruttando il sistema finanziario. Considerato il livello di difficoltà nel riuscirci, possiamo dire che fare soldi nel XXI secolo è un’arte.

Proveniamo dalle multinazionali e da agenzie governative U.S.A., conosciamo l’arte del fare soldi nel XXI secolo, un’arte che abbiamo intenzione di insegnare anche ad altri, perché siamo convinti che l’unico modo per poter risollevare l’economia del nostro paese sia quella di agire in squadra.

Se l’Italia e gli italiani una speranza ce l’hanno, questa è in un effetto valanga innescato da alcuni preparati, competenti, capaci che cooperano in progetti imprenditoriali e di formazione giovani. Persone responsabili, consapevoli e dotati di capacità di pensiero critico. Uomini e donne consapevoli che siamo vittime di un sistema che punta ad impoverirci sempre di più, che non ci stanno a venir derubati di più del 60% della loro produzione attraverso la tassazione e che non ci stanno ad assistere impotenti alla distruzione del futuro dei propri figli da parte di un piccolo gruppo di psicopatici con manie di dominio e corrotti burattini, criminali in giacca e cravatta che si spacciano per esperti e benefattori, il cui benessere è direttamente proporzionale al malessere della gente.

L’unione fa la forza, e questo è il miglior momento per unirsi.

“Nessun uomo può arricchirsi senza far arricchire altri” – Andrew Carnegie (industriale e filantropo)

Insieme potremmo non solo ambire a grande ricchezza economica, ma potremmo anche contribuire ad un risanamento socio-economico del paese.

Gabriele Cripezzi

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